Notizie per passione

Giornalisti o edicolanti?

Il dolce e l’amaro

Alla fine tutto torna. Il cerchio si chiude. E, come in ogni cosa, c’è il dolce e l’amaro. La pellicola diretta da Andrea Porporati non racconta nulla di nuovo, ma segue la scia di altri film che lanciano moniti contro il fenomeno mafioso, cercando di mostrare come il bene può trionfare sul male. Ma la storia è interessante e nonostante una regia tranquilla, ma attenta e che mostra di avere tutto sotto controllo, viene passato al microscopio il mondo di Cosa nostra analizzando la realtà criminale siciliana dall’interno, attraverso gli occhi di un picciotto.
La pellicola è ambientata nei primi anni ottanta e prende avvio dall’infanzia del giovane Saro Scordia che vive a Kalsa, uno dei quartieri più difficili della città di Palermo, con il fratello maggiore e la madre, mentre il padre si trova in carcere per scontare una condanna. E proprio da dietro le sbarre ha visto il padre per l’ultima volta, apprendendo, proprio dalle parole del genitore che “nella vita c’è il dolce e c’è l’amaro”. Il padre, infatti, muore ammazzato nel corso di una rivolta di detenuti e Saro (Luigi Lo Cascio) viene preso sotto l’ala protettiva di un boss locale, don Gaetano Butera (Toni Gambino). Comincia così da giovanissimo la carriera all’interno di Cosa Nostra con i primi incarichi di scarsa rilevanza che gli consentono di farsi le ossa. Come una sbornia del sabato sera il potere gli fa credere di essere superiore agli altri uomini. E gli basta poco per perdere la testa.
Da contorno alle vicende strettamente connesse al racconto principale c’è anche l’immancabile storia d’amore. Saro è follemente innamorato di Ada (Donatella Finocchiaro), ma la loro relazione sembra impossibile. Lei prova grande passione per lui, ma non vuole legarsi ad un delinquente. Così si trasferisce al Nord. Saro, invece, si sposa con Atonia ed ha due figli.

“Nella vita c’è il dolce e c’è l’amaro”. Ci sta poco a scoprirlo il piccolo Saro Scordia, aspirante mafioso. Ed il messaggio arriva anche allo spettatore attraverso una pellicola che cerca di affrontare il tema di Cosa nostra da un’angolatura diversa. Ormai il grande schermo ha detto tutto o quasi sul fenomeno mafioso, così il regista Andrea Porporati sposta il focus della telecamera dall’osservatore esterno a quello interno. E racconta la malavita organizzata siciliana con gli occhi di uno di loro. Un picciotto abituato a crescere in un mondo che vuole indossare a tutti i costi, ma che ben presto si rende conto non essere adatto a lui. Anche i mafiosi hanno un cuore. Nonostante l’impostazione mafiosa, unica conosciuta sino a quel momento, prende dimora, potremmo dire possesso, nella mente di un ragazzino conducendolo, passo dopo passo, all’interno della famiglia mafiosa, dal crimine minore a quello più efferato, rafforzando la convinzione che i padrini sono al di sopra di tutto e possono decidere chi è il buono e chi è il cattivo. Ma può anche accadere che chi è abituato a imporre la prepotenza, di fronte alla bontà d’animo di un amico possa anche vedere infrangere le proprie convinzioni. Ed in particolare se alla fine il tuo padrino ti chiede proprio di uccidere quell’unica persona che, nel corso della tua vita, ti ha parlato al tuo pari, senza timore ne arroganza: l’amico d’infanzia ed ora procuratore antimafia, Stefano Massirenti (Gaetano Gifuni). A quel punto le cose possono cambiare, se anche i mafiosi hanno un cuore.
Oltre ad un’analisi del fenomeno mafioso, il film lancia un altro messaggio sociologico: purtroppo è fin troppo semplice imboccare il sentiero sbagliato senza nemmeno rendersene conto, pensando di fare la cosa più giusta e naturale, salvo poi pagarne le conseguenze. Accade ai picciotti di mafia, accade ai rom, può accadere a chiunque.

Ottimo nel ruolo del giovane mafioso Luigi Lo Cascio, perfettamente a suo agio nei panni del cattivo in una Sicilia che conosce bene e che ha già raccontato, in positivo, nei panni dell’eroe de “I cento passi”. L’attore è affiancato da una perfetta Donatella Finocchiaro. Da segnalare anche il superbo Renato Carpentieri nei panni del boss mafioso che dal carcere tira le fila di Cosa Nostra.

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25 novembre 2007 Posted by | Cinema, Recensioni | Lascia un commento

Funeral party, un rito tutto da ridere

Si può ridere ad un funerale? La nostra cultura lo vieta. Non è opportuno. Non si ride della morte. Ma “Funeral party” di Frank Oz ci porta oltre e sfata un tabù. Ma solo nella finzione. Del resto la pellicola gioca su questa percezione d’imbarazzo e ne costruisce il suo punto forza. Il contesto drammatico dovuto alla morte di un parente caro fa da sfondo, per tutto lo scorrere del film, giustificando gli intermezzi riflessivi. Ma, di fronte ad un’opera del genere, non si può non ridere. La giustificazione è già stata firmata in quanto, di fronte al mix preparato da Frank Oz, non si può rimanere impassibili. La comicità percorre tutto il lungometraggio e momenti tipici dell’humor inglese ricreano istanti paradossali che si confondono alla realtà, alla casualità ed alla coincidenza.
Un film semplice, ma proprio per questo geniale. E’ un film unico, originale, qualcosa di ancora non visto. E solo per questo merita il massimo dei voti, più la lode ed il bacio in fronte.
Il cast non è eccezionale, gli attori sono normalissimi. E, forse, proprio per questo, per questa estrema normalità la pellicola eccelle fuori dai normali canoni cinematografici. I vari personaggi sono azzeccati, sembrano reali, e sono posti all’interno del contesto con grande abilità tanto da rendere eccezionale l’ordinario ed ordinario l’eccezionale.
Funeral party è una commedia ben al di sopra dei normali standard a cui il cinema ci ha abituato negli ultimi anni. Non è un film comune. Spiazza lo spettatore, lo rende partecipe, e, alla fine, ci si scorda quasi di essere ad un funerale. Frank Oz, con estrema maestria, riesce ad inserire nel contesto ogni tipo di personaggio, senza che questo sembri forzato o eccessivo. Tutto sembra normale, nulla appare forzato. Così ci ritroviamo in compagnia di allucinati, spacciatori, omosessuali, fannulloni, che si intrecciano in storie di rivalità, denaro, segreti, tradimenti. Il regista, come se stesse raccontando una storia vera, riesce a trarne gli aspetti più grotteschi ed irrazionali. Oz dimostra di saper giostrare le diverse situazioni che mette in gioco allontanandosene e andando poi a riprenderle con un dosaggio dei tempi davvero cronometrico. Un tempismo perfetto.
Il film è ambientato in Gran Bretagna. Daniel attende l’arrivo della salma del padre nella villa di campagna in cui ancora vive con la madre. Le pompe funebri sbagliano a consegnare il feretro e debbono tornare indietro per cambiare la salma. È solo l’inizio di una serie di situazioni comiche che faranno letteralmente morire dal ridere. Le situazioni che possono scaturire ad un funerale sono state proposte in tanti film, ma questa volta il regista va ben oltre e, con in tasca la sua licenza di voler far ridere, si concede tutto, senza limiti, ed il risultato è più che positivo.
Daniel deve tenere fede alla promessa fatta a sua moglie Jan di una vita migliore e intanto si sta preparando a fronteggiare il fratello Robert, un famoso romanziere pieno di sé che è in volo da New York. Intanto arriva anche la loro cugina Martha. È in condizioni disperate e ha deciso di presentare finalmente il suo nuovo fidanzato, Simon, al padre, sperando che questa volta lui approvi. Il suo piano, però, naufraga miseramente quando Simon assume per caso una droga sintetica e diviene preda di crisi incontrollabili e si spoglia proprio di fronte al suo potenziale suocero. La situazione esplode quando un uomo misterioso si presenta al funerale e ricatta i figli minacciando di rivelare l’oscuro segreto del defunto. I due figli faranno di tutto per evitare che la vergognosa notizia trapeli e che i parenti vengano a conoscenza di tale segreto. Si assiste così ad un inarrestabile succedersi di avvenimenti che complicano le situazioni producendo effetti esilaranti sui protagonisti nello schermo e sul pubblico in sala.
Il Mago Oz è riuscito nella sua magia: far ridere della morte come nessuno mai era riuscito prima.

Funeral party

Titolo originale: Death at a Funeral
Nazione: Germania, Regno Unito, U.S.A.
Anno: 2007
Genere: Commedia
Durata: 90′
Regia: Frank Oz

25 novembre 2007 Posted by | Cinema, Recensioni | 1 commento

Mika esordisce in Italia all’Alcatraz di Milano

C’è grande attesa per il primo concerto italiano del fenomeno musicale del momento: Mika si esibirà domani, 12 aprile, all’Alcatraz di Milano.
In Inghilterra Mika è già una star assoluta e il suo primo singolo “Grace Kelly” ha raggiunto la posizione numero uno delle classifiche d’Oltremanica in pochissimo tempo. Ma il successo non è stentato ad arrivare nemmeno in Italia. Il suo album d’esordio “Life in Cartoon Motion”, uscito il 2 Marzo, è già nella Top 10 delle classifiche di vendita. Un vero record per un artista esordiente e il motivo è dato dal grande valore di un artista che sprigiona talento e vivacità.
A metà tra Freddie Mercury e Jim Morrison, Mika mostra tutta la sua folle creatività ed espressività con grande naturalezza.
Supporter del tour saranno Mr Hudson & The Library. La band inglese rappresenta, con il suo sound intriso di jazz, ska e R n’ B, un altro esempio di come si possa arrivare al grande pubblico pensando innanzitutto alla qualità della propria proposta.

11 aprile 2007 Posted by | Concerti, Eventi, Informazione, Italia, Musica, News, Recensioni, Spettacoli | 3 commenti

Maler – Dell’ora e del mai

Un artista semplicemente geniale ed un disco capolavoro. Non sbancherà le classifiche, non diventerà famosissimo, ma è sicuramente un album da ascoltare ed assaporare con molta attenzione.

Maler ha ben compreso cosa sia realmente la canzone: una sintesi fra musica e parole. E questa teorica percezione del sound perfetto è ben racchiuso nella sua opera prima, “Dell’ora e del mai”, che suona bene, non stona mai e quadra sempre. Ma ciò che prevale in Maler sono i testi, definibili psichedelici, incisivi e che colpiscono dritti. Non è facile però capirli. Descrivono, infatti, atmosfere vaghe e scure, con suggestive incursioni alla tradizione italiana, all’oriente e agli inferi bui. Testi maturi, quasi sempre saggi, dove è la musicalità delle parole a dettarne il senso ed i contenuti.

Maler, con i suoi versi, ha la capacità di spingere lo sguardo, suo e di chi li ascolta, verso nuovi possibili orizzonti per la musica italiana. Riesce a far scaturire un ritmo univoco ed inconfondibile, inimitabile e pressoché irreale.

C’è una visione psichica che oltrepassa i confini dell’umano che si concretizza in brani come il visionario “Demone del tardi”, o i poetici Carmelita” e “Bianca”. Ne esce un pop melodico sagacemente modulato, curato negli arrangiamenti che creano uno spazio virtuale in cui musica e parole entrano in perfetta sintonia, miscelandosi con estrema e atipica allegria.

5 aprile 2007 Posted by | Informazione, Italia, Musica, Recensioni | Lascia un commento

Batman begins e il cavaliere oscuro

Sarà una trovata commerciale, sarà che alla fine la curiosità della gente deve essere soddisfatta, ma sempre più spesso, quando un personaggio diviene un cult deve essere raccontato come tutto ebbe inizio. A volte, come avvenuto per Spiderman o altri personaggi dei fumetti catapultati sul grande schermo, nel primo capitolo o nell’unico episodio si accenna alle origini. Negli ultimi anni, ed in particolare nei mesi passati, il come ebbe inizio (i prequel) sembra rappresentare la moda del momento. Lo abbiamo visto per James Bond e Hannibal, lo vedremo forse per altri personaggi. Ma ancora prima lo è stato per il mitico Batman. Nel quinto film dedicato al popolare eroe della DC comics ideato da Bob Kane, infatti, viene raccontato come Bruce Wayne diventato il pipistrello mascherato: dall’assassinio dei suoi genitori davanti ai suoi occhi, al lungo viaggio alla ricerca di sé stesso.

Questo quinto capitolo della moderna traduzione in pellicola di uno tra gli eroi a fumetti più amati di sempre è però di ottima fattura, grazie anche ad una regia da manuale. La tensione rimane alta per tutte le due ore della pellicola grazie ad una sceneggiatura da Oscar. Per essere sinceri il film è paragonabile ad un diesel, parte lentamente per poi carburare e chiudere con il gran colpo da maestro che lo ricongiunge al primo capitolo diretto da Tim Burton. Batman ritrova l’antico splendore dopo i deludenti capitoli Batman Forever (1995) e Batman e Robin (1997) firmati dal regista Joel Schumacher.

Ma non si tratta dell’ultimo episodio. Per l’estate 2008 è prevista, infatti, la produzione di un nuovo episodio intitolato The Dark Knight (il cavaliere oscuro). La pellicola prenderà spunto dalla fine di Batman Begins, nella quale Batman riceve appunto la comunicazione dell’esistenza di un nuovo supercriminale, Joker, che sarà interpretato da Heath Ledger (il personaggio appariva già nella pellicola di Tim Burton del 1989, nella quale era interpretata da Jack Nicholson). Nel sequel di Batman begins dovrebbero apparire anche altri nemici storici dell’uomo pipistrello: due facce e il pinguino. La regia sarà sempre di Christopher Nolan. Nel ruolo dell’uomo pipistrello il confermato Christian Bale.

I PRECEDENTI: La prima apparizione di Batman in serie tv risale al 1943, poi replicato nel 1949. Il primo lungometraggio con l’uomo pipistrello protagonista arriva solo nel 1966. Si tratta di un lungo collage di episodi creati per la tv. Nuovo splendore per l’eroe di Gotham giunge con la fine degli anni ottanta e precisamente il 1989 quando Tim Burton firma la regia del primo episodio della lunga serie culminata in Batman begins e che attende il prossimo episodio per il 2008.
Questa la serie moderna completa:
1989: Batman di Tim Burton, con Michael Keaton
1992: Batman – Il ritorno di Tim Burton, con Michael Keaton
1995: Batman Forever di Joel Schumacher, con Val Kilmer
1997: Batman & Robin di Joel Schumacher, con George Clooney
2005: Batman Begins di Christopher Nolan, con Christian Bale

4 aprile 2007 Posted by | Cinema, News, Recensioni | Lascia un commento

Punto e basta: l’album d’esordio dei Vitamina

E’ uscito “Punto e basta” l’album d’esordio dei Vitamina. La band è composta da Paolo (batteria), Anthony (voce), Bobo (chitarra) e Dado (basso) e propone una musica ispirata dall’energia pura del punk made in Usa stile Blink 182.
Sono sulla scena musicale già da alcuni mesi, il loro primo singolo, pubblicato anche nel recente CD, si intitola “Se Camminando” ed è stato edito nell’agosto 2006. Adesso si propongono lanciando il loro primo lavoro e l’estratto “Voltare pagina”. Il gruppo si fa apprezzare per le sue melodie particolari e coinvolgenti con testi impegnati, ma anche divertenti.
Sono prodotti in collaborazione tra Deltadischi e Radiorama, la società di Eros Ramazzotti, e colpiscono per la freschezza degli arrangiamenti molto grintosi e innovativi.
Il disco si apre con il brano Alcatraz che musicalmente risente di influenze elettroniche. Poi i due singoli “Se camminando e Voltare pagina” e quindi puro punk-rock sino alla stupenda “Basta un ciao” per chiudere con “Chi va piano” che, musicalmente, sintetizza tutta l’essenza dell’album e dei Vitamina… Pura energia rigenerativa… DA ASCOLTARE

Tracklist:
1. Alcatraz
2. Se camminando
3. Voltare pagina
4. Punto e basta
5. Eccola di nuovo
6. Sei la mia amica
7. Che persona sei
8. Basta un ciao
9. Chi va piano

2 aprile 2007 Posted by | Musica, News, Recensioni | Lascia un commento