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Savoia chiedono risarcimento da 260 milioni all’Italia

I Savoia chiedono i danni allo Stato italiano. La richiesta complessiva è di 260 milioni: 170 da parte di Vittorio Emanuele, 90 dal figlio Emanuele Filiberto. Inoltre, secondo la redazione del programma “Ballarò” che ha diffuso la notizia, la famiglia chiede la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica.
La richiesta sarebbe arrivata attraverso una lettera inviata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Romano Prodi dai legali italiani dei Savoia. Tra i motivi della richiesta di risarcimento ci sarebbero i danni morali dovuti alla violazione dei diritti fondamentali dell’uomo stabiliti dalla Convenzione Europea per i 54 anni di esilio dei Savoia sanciti dalla Costituzione Italiana. Secca e immediata la replica del Governo attraverso il segretario generale della presidenza del Consiglio, Carlo Malinconico, che spiega che il Governo non solo non ritiene di dover pagare nulla ai Savoia ma che pensa di chiedere a sua volta i danni all’ex famiglia reale per le responsabilità legate alle note vicende storiche.

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21 novembre 2007 - Posted by | Italia, News

2 commenti »

  1. Questi non meritano nulla! ricacciamoLi via!
    firma la petizione!
    http://firmiamo.it/savoiaesiliamolidinuovo

    Commento di ago | 23 novembre 2007 | Rispondi

  2. Ecco un riassunto d’un documento dell’11 ottobre 2002 dell’Istituto della Reale Casa di Savoia:
    “Tutti i beni furono concessi al Demanio nel 1919 da Re Vittorio Emanuele III. I beni “avocati allo Stato” sono la parte di Re Umberto II (1/5) delle vendite effettuate: Villa Savoia a Roma, il castello di Sarre, il castello e la canonica di Racconigi e una proprietà a Castelporziano. Non ci possono quindi essere paragoni con le pretese di restituzione avanzate da altri Re e Principi d’Europa i cui beni erano stati confiscati. Il dubbio persiste per la collezione numismatica legata al popolo italiano dal Conte di Pollenzo il 9 maggio 1946, e dei gioielli depositati presso la Banca d’Italia, per ordine di Re Umberto II, il 5 giugno 1946. Per eventuali danni morali e/o biologici non ci si può appellare alla Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, né ad organi europei, perché la loro istituzione è successiva ai fatti incriminati”.

    Tricolore, associazione culturale
    tricolore_italia@alice.it
    http://www.tricolore-italia.com

    Commento di Tricolore, associazione culturale | 23 novembre 2007 | Rispondi


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