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Giornalisti o edicolanti?

Il “vaffa…” non è più un’ingiuria ma una locuzione di uso comune

Il “vaffa” è ormai una locuzione di uso comune e per questo non può più essere considerato un’ingiuria, soprattutto all’interno di un discorso tra soggetti «in posizione di parità» e in risposta a frasi «che non postulano, per serietà ed importanza del loro contenuto, manifestazione di specifico rispetto».
Lo afferma la Cassazione, annullando senza rinvio una sentenza della Corte d’appello de L’Aquila, che aveva condannato un consigliere comunale, il quale, nel corso di una seduta del consiglio di Giulianova, si era rivolto con un “vaffa” al vicesindaco. Per la Suprema Corte (quinta sezione penale, sentenza n.27966), «vi sono talune parole ed anche frasi che, pur rappresentative di concetti osceni o a carattere sessuale, sono diventate di uso comune ed hanno perso il loro carattere offensivo, prendendo il posto nel linguaggio corrente di altre aventi significato diverso, le quali invece vengono sempre meno utilizzate». Un simile fenomeno, osservano gli “ermellini”, si è verificato rispetto a numerose locuzioni, quali «me ne fotto» al posto di «non mi cale», «è un gran casino» in luogo di «è una situazione disordinata»: il “vaffa”, invece, è una parola che «viene frequentemente impiegata per dire «non infastidirmìi», «non voglio prenderti in considerazione», ovvero «lasciami in pace». L’uso «troppo frequente, quasi inflazionato» di espressioni di questo genere, scrive la Cassazione, «ha modificato in senso connotativo la loro carica: il che ha determinato e determina certamente un impoverimento del linguaggio e dell’educazione, non potendo peraltro negarsi che, in numerosi casi, l’impiego delle medesime non superi più la soglia della illiceità penale». In ogni caso, queste considerazioni, aggiungono gli “ermellini” sono «condizionate dal contesto in cui si inseriscono le espressioni citate: è evidente che se queste vengono pronunciate dall’interessato nei confronti di un insegnante che fa un’osservazione o di un vigile che fa una multa, esse assumono carattere di spregio; diversa è la situazione se esse si collocano nel discorso che si svolge tra soggetti in posizione di parità».

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18 luglio 2007 Posted by | Cronaca, Curiosità, Informazione, News | Lascia un commento

“Planet Earth” la svolta ecologista del folletto Prince

Svolta ambientalista per Prince, il folletto di Minneapolis che non finisce mai di stupire: il suo nuovo album “Planet Earth”, più rock dei precedenti senza rinunciare però anche al funk e al soul, non solo sarà distribuito gratis, solo in Inghilterra, insieme al domenicale britannico “Mail on Sunday”, in barba alle strategie dell’industria discografica. Ma per sapere i titoli dei dieci brani i fan dovranno andare su Internet.
“Planet Earth” (che sarà pubblicato il 20 luglio in tutto il mondo per la Sony Bmg), esce infatti senza titoli e privo del tradizionale libretto al suo interno. Prince ha voluto che i testi delle canzoni – realizzati con la collaborazione delle fedeli Wendy & Lisa – si trovino esclusivamente sul suo sito ufficiale http://www.3121.com (anche se navigando in rete se ne trova già più d’uno). L’eroe di “Purple Rain”, da qualche anno convertito ai Testimoni di Geova, sembra essersi ormai definitivamente avviato verso una dimensione tra il mistico e l’ambientalista. Il nuovo lavoro, che arriva tre anni dopo “Musicology”, è prodotto, arrangiato, composto, suonato e cantato insieme all’amata New Power Generation. Prince ha voluto una copertina cangiante, rosso-arancio brillante, in cui un ologramma tridimensionale del suo famoso simbolo si trasforma in un’immagine dell’artista mentre osserva pensoso il mondo dall’alto. La Terra è la protagonista del brano apri-pista: Prince immagina di tenere il Pianeta nel palmo della mano, chiedendosi quale sarà il suo destino fra 50 anni e se ci siamo occupati abbastanza di temi come l’acqua e l’aria.
Pacifista della prima ora, anche in “Planet Earth” ribadisce l’urgenza di pregare per la pace, e sentenzia: «Ci sono due tipi di persone: quelli che danno e quelli che prendono».
Roger Nelson, questo il suo vero nome, alterna il suo lato mistico (“Revelation, Lion Of Judah”) a pezzi come Guitar, gioioso inno allo strumento che lo accompagna da almeno tre decenni: «Ti amo bambina, ma non come amo la mia chitarra», canta Prince. Che aggiunge «ti avevo avvertito di quanto sia difficile essere una star, specialmente quando guidi la macchina di altri»: forse un riferimento alla dittatura delle case discografiche contro le quali si è sempre battuto.
Non mancano le sue tipiche ballate d’amore in falsetto, come “Somewhere Here on Earth” e “Future Baby Mama”, ma poi si riparte con il rock allegro di “The One U Wanna C”, in cui torna ad essere il bad boy presuntuosetto dei tempi d’oro.

18 luglio 2007 Posted by | Curiosità, Musica, News | Lascia un commento