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Giornalisti o edicolanti?

La radio sulla Rete conquista i più giovani

Appare ancora lontano l’arrivo dell’era digitale della radio, mentre crescerà progressivamente l’offerta di quella diffusa in Internet che compenserà i segnali di abbandono della radio tradizionale da parte dei giovanissimi. Le previsioni sono state fatte dal presidente di Astra Ricerche, Enrico Finzi, all’annuale convegno Audiradio a Santa Margherita Ligure.
In questo scenario saranno privilegiate in un primo momento le emittenti nazionali più attive, mentre quelle locali minori saranno sempre più marginalizzate e sopravviveranno solo quelle più radicate nel territorio o che diverranno tematiche. «Quale che sia la tecnologia dominante – ha affermato Finzi – saranno comunque necessari investimenti assai rilevanti, sia per adeguare le infrastrutture in alta frequenza sia per arricchire l’offerta».
«La minaccia più grave per le radio attuali – ha proseguito il presidente di Astra – non proviene dalle tecnologie alternative e dai possibili new comers ma dalla rinuncia a difendere sia il proprio principale punto di forza (costituito dai contenuti editoriali) sia il “parlato”: i quali, entrambi, determinano coinvolgimento, affiliazione, indetificazione, fedeltà degli ascoltatori».
Secondo Finzi, entro il 2010 vi sarà un grande fermento nel mondo della radio, che conta oggi in Italia 15 emittenti nazionali e 1.100 locali di cui almeno 150 rilevanti. Questi alcuni dei new comers di cui si prevede l’arrivo: radio satellitari, ambient radio (per la diffusione in banche, ipermercati, etc), pay radio (bouquet di programmi tematici a pagamento), radio attraverso il telefonino.
Il processo di razionalizzazione e di concentrazione della platea dell’emittenza proseguirà con molta gradualità, anche perchè gli esperti reputano irrealistica qualunque ipotesi di riordino delle frequenze per legge, prima che sia consolidato il passaggio della televisione al digitale. Infatti il digitale radiofonico ha costi molto alti (tra l’altro i consumatori dovrebbero sostituire circa cento milioni di apparecchi) e, a differenza di quello televisivo che ha lo scopo di promuovere il pluralismo, determinerebbe una drastica riduzione del numero delle emittenti attive.
Il target di ascolto della radio tradizionale – avverte in conclusione Finzi – sarà soggetto a una crescita dell’età media superiore a quella media della popolazione.

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1 luglio 2007 - Posted by | Internet, Italia, News, Radio

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