Notizie per passione

Giornalisti o edicolanti?

Gran Bretagna: gli atenei diventano virtuali

Dopo i gruppi terroristici, gli agenti dell’Fbi e le agenzie stampa, ora anche le università sbarcano su Second Life, il mondo virtuale più gettonato della rete. Secondo quanto riporta il Times infatti, un numero sempre più crescente di atenei inglesi e internazionali vede in questa realtà parallela infinite opportunità di ricerca e apprendimento a distanza ed ha cominciato quindi a “costruire” le proprie succursali online. All’università di Edimburgo, studenti provenienti da ogni parte del mondo possono prendere parte a seminari di gruppo, ammassati non nelle austere sale dell’ateneo scozzese, bensì raccolti intorno ad un fuoco virtuale su una spiaggia di un’isola di Second Life. A cimentarsi con Second Life è stata anche l’università di Oxford, il cui dipartimento di chimica sta creando un pacchetto di lezioni virtuali. «Siamo ancora relativamente agli inizi di internet: capiamo che ha dei potenziali, ma stiamo ancora valutando quale può essere il suo migliore utilizzo», ha affermato Andy Powell, della fondazione di ricerca per l’istruzione Eduserv, che ha appena commissionato uno studio da 450.000 euro sulle opportunità delle piattaforme virtuali.

1 luglio 2007 Posted by | Curiosità, Informazione, Internet, News, Second Life | Lascia un commento

Tokio anticipa il futuro, nasce la città digitale

La megalopoli di Tokio si avvicina a passi da gigante allo scenario futuristico immaginato in decine di film e romanzi di fantascienza: nell’area di Akihabara, il celebre «quartiere elettrico» della capitale dove è possibile acquistare ogni tipo di gadget hi-tech, è partito un progetto pilota che promette di “digitalizzare” la vita di tutti i giorni mediante una convergenza tecnologica mai vista di servizi avanzati di nuova generazione. Il progetto, che si preannuncia come uno dei più ambiziosi e avanzati nel suo genere, vede la partecipazione di Enti pubblici, centri di ricerca e aziende di primo piano del settore hi-tech, per un totale di oltre trenta soggetti già attivamente impegnati: tra loro l’Università di Tokio e il colosso dell’elettronica di consumo Matsushita (Panasonic), i cui rappresentanti hanno inaugurato l’iniziativa in collaborazione con il ministero degli Affari Interni e le municipalità locali. L’area del progetto pilota non è stata scelta a caso: da sempre la “Mecca” dell’elettronica da consumo, il quartiere di Akihabara diventerà il prototipo della «città digitale» che ci attende in un futuro non troppo lontano. Tra i primi servizi già disponibili, un sistema multilingua che guida i visitatori con informazioni in tempo reale su trasporti, negozi e attrazioni del posto e fornisce accurate indicazioni di sopravvivenza in caso di incidenti o calamità naturali. Per gli irriducibili delle ultime novità hi-tech, inoltre, la possibilità di essere avvisati in anticipo sulla vendita di un nuovo prodotto, oppure di essere guidati “mano nella mano” fino al negozio che vende un dato gadget al prezzo più conveniente, il tutto tramite terminali come telefoni cellulari e Pda.

1 luglio 2007 Posted by | Cronaca, Curiosità, Informazione, Internet, News | Lascia un commento

La radio sulla Rete conquista i più giovani

Appare ancora lontano l’arrivo dell’era digitale della radio, mentre crescerà progressivamente l’offerta di quella diffusa in Internet che compenserà i segnali di abbandono della radio tradizionale da parte dei giovanissimi. Le previsioni sono state fatte dal presidente di Astra Ricerche, Enrico Finzi, all’annuale convegno Audiradio a Santa Margherita Ligure.
In questo scenario saranno privilegiate in un primo momento le emittenti nazionali più attive, mentre quelle locali minori saranno sempre più marginalizzate e sopravviveranno solo quelle più radicate nel territorio o che diverranno tematiche. «Quale che sia la tecnologia dominante – ha affermato Finzi – saranno comunque necessari investimenti assai rilevanti, sia per adeguare le infrastrutture in alta frequenza sia per arricchire l’offerta».
«La minaccia più grave per le radio attuali – ha proseguito il presidente di Astra – non proviene dalle tecnologie alternative e dai possibili new comers ma dalla rinuncia a difendere sia il proprio principale punto di forza (costituito dai contenuti editoriali) sia il “parlato”: i quali, entrambi, determinano coinvolgimento, affiliazione, indetificazione, fedeltà degli ascoltatori».
Secondo Finzi, entro il 2010 vi sarà un grande fermento nel mondo della radio, che conta oggi in Italia 15 emittenti nazionali e 1.100 locali di cui almeno 150 rilevanti. Questi alcuni dei new comers di cui si prevede l’arrivo: radio satellitari, ambient radio (per la diffusione in banche, ipermercati, etc), pay radio (bouquet di programmi tematici a pagamento), radio attraverso il telefonino.
Il processo di razionalizzazione e di concentrazione della platea dell’emittenza proseguirà con molta gradualità, anche perchè gli esperti reputano irrealistica qualunque ipotesi di riordino delle frequenze per legge, prima che sia consolidato il passaggio della televisione al digitale. Infatti il digitale radiofonico ha costi molto alti (tra l’altro i consumatori dovrebbero sostituire circa cento milioni di apparecchi) e, a differenza di quello televisivo che ha lo scopo di promuovere il pluralismo, determinerebbe una drastica riduzione del numero delle emittenti attive.
Il target di ascolto della radio tradizionale – avverte in conclusione Finzi – sarà soggetto a una crescita dell’età media superiore a quella media della popolazione.

1 luglio 2007 Posted by | Internet, Italia, News, Radio | Lascia un commento

Assassinio Kennedy: Lee Harvey Oswald non sparò da solo

Lee Harvey Oswald, l’assassino del presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, non commise da solo l’omicidio il 22 novembre 1963 a Dallas, in Texas.
I test balistici eseguiti sotto la supervisione di ufficiali dell’Esercito italiano, nella vecchia fabbrica del capoluogo umbro in cui venne prodotta la presunta arma del delitto un moschetto 91/38 calibro 6,5 marca Mannlicher-Carcano hanno dimostrato che un tiratore avrebbe impiegato 19 secondi per mettere a segno i tre colpi fatali contro quel bersaglio mobile (Kennedy sull’auto scoperta nel corteo presidenziale) e non 7 secondi come sancito una volta per tutte dalla commissione d’inchiesta Usa nel 1964. Lo documenta un ampio servizio in video sul sito dell’agenzia Ansa. Uscito dalla “Regia fabbrica d’Armi” di Terni quel fucile Mannlicher-Carcano secondo la commissione americana sarebbe finito nelle mani dell’ex marine Oswald appostato a una finestra del deposito di libri sotto il quale la folla assisteva al passaggio del presidente. Per la versione ufficiale, uno dei tre proiettili sparati da Oswald mancò il presidente, mentre gli altri due lo colpirono alla schiena e alla testa.
Invece le prove condotte nell’ex stabilimento ternano oggi denominato “Polo di mantenimento delle armi leggere” sull’unico proiettile recuperato intatto nel 1963 (quello che avrebbe ferito sia Kennedy sia il governatore del Texas seduto davanti a lui) e sparando diversi tipi di cartucce alle distanze di 80 e 30 metri contro bersagli di plastilina, rafforzano la tesi che a Dallas quel giorno i tiratori in azione fossero almeno due.

1 luglio 2007 Posted by | Cronaca, Curiosità, Informazione, News | 4 commenti

Alzheimer, “coinvolte” le proteine della mucca pazza

I prioni, le proteine coinvolte nel morbo della mucca pazza, potrebbero essere la causa della sindrome di Alzheimer, una forma di demenza senile che colpisce milioni di anziani in tutto il mondo.
L’ipotesi è stata avanzata da alcuni ricercatori britannici dell’Università di Leeds, in un articolo apparso sulla rivista dell’Accademia delle scienze degli Stati Uniti.
Una notizia che, se confermata, sicuramente potrebbe aprire nuovi scenari nella lotta all’Alzheimer.
In particolare, è stato rilevato che proprio i prioni presenti nel cervello inibirebbero la produzione di una sostanza, la “beta-amiloide”, che costituisce la struttura portante delle “placche” presenti nei cervelli dei malati di Alzheimer.
La scoperta potrebbe condurre in un non lontano futuro a nuove forme di trattamento di una patologia che è altamente invalidante.
Gli esperimenti di laboratorio avrebbero sufficientemente confermato la tesi dei ricercatori britannici. Secondo gli scienziati inglesi, nei topi in cui sono stati soppressi i prioni naturalmente presenti, la “beta-amiloide” ha cominciato rapidamente ad accumularsi facendo sviluppare agli animali, in tempi brevi, la malattia.
Il professor Clive Ballard, che è il direttore del centro ricerche dell’Alzheimer Society, ha confermato che questa è la prima volta che viene provato il coinvolgimento dei prioni nell’insorgere della patologia.
Il passo successivo della ricerca, secondo il professor Nigel Hooper, che coordina il team degli scienziati inglesi, sarà quello di stabilire perché, con l’avanzare dell’età, in alcuni soggetti i prioni perdano la loro funzione “protettiva” del cervello consentendo alla “beta-amiloide” di accumularsi.
Se anche questo secondo stato di ricerca produrrà i risultati desiderati, il team di ricercatori inglesi potrà continuare in questa direzione per cercare di trovare nuove forme di trattamento nella patologia dell’Alzheimer.

1 luglio 2007 Posted by | Informazione, News | Lascia un commento